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Esempi che ci allenino ad attingere alle differenze Esempi che ci allenino ad attingere alle differenze

“Quando parli stai solo ripetendo quello che sai, ma quando ascolti puoi imparare qualcosa di nuovo”. Navigando un po’ su Facebook si possono trovare contributi interessanti come questa frase attribuita al Dalai Lama. In realtà non mi sono fermato a domandarmi o a controllare se sia stato proprio lui a pronunciarla; quello che mi ha colpito è la verità che esprime.

Sempre più spesso mi capita di essere a disagio di fronte a due o più persone che si confrontano; poco importa che si tratti di temi etici, morali o pratici, è solo questione di tempo prima che i toni della discussione si alzino e che qualcuno provi a confinare il suo interlocutore ai margini del proprio mondo e a convincere altri a fare lo stesso. Nel recinto dove tutti la pensiamo allo stesso modo ci sentiamo tranquilli e non abbiamo bisogno di mettere in discussione le nostre certezze e di doverle ogni volta motivare.


Il bagaglio di strumenti che l’uomo utilizza per attribuire senso alla realtà in cui vive è definito come cultura, non è qualcosa di innato o che siamo in grado di costruirci da soli, ma piuttosto qualcosa che ognuno compone nel tempo, qualcosa che ha a che fare con le situazioni e i luoghi che viviamo e, inevitabilmente, con le persone che incontriamo. Appare come un grande controsenso che si utilizzi questo bagaglio per limitare qualcun altro, se non addirittura per sopraffarlo, rinunciando ad ascoltare quello che la vita di chi abbiamo davanti può dirci. L’altro, in fin dei conti, è proprio questo: colui che ci aiuta a definirci in quanto diverso da noi, qualcuno di cui abbiamo bisogno ma che facciamo sempre più fatica ad apprezzare e a riconoscere.


La PrimaverAC di quest’anno, «CULTURA e IDENTITA’: la sfida delle differenze», non vuole essere un inno al relativismo e alla rinuncia alle proprie convinzioni, ma intende proporre un percorso che lasci intravedere possibilità diverse, nuove chiavi di lettura ed esempi positivi che ci allenino a non farci sopraffare dalle differenze, ma piuttosto a nutrirci di esse attingendo ai valori di accoglienza, solidarietà e condivisione e provando a ridare nuova vita a questi atteggiamenti.


I sei incontri in calendario non sono stati pensati con lo scopo di guidarci a compilare l’ennesima lista dei mali della società postmoderna, ma piuttosto per aiutarci ad ampliare i nostri orizzonti perché ogni persona è molto di più dell’etichetta con cui la descriviamo e in cui la riduciamo; ogni relatore è stato invitato per la sua competenza teorica e per la sua capacità di mettere in atto proposte concrete, lungimiranti e innovative.


Il sociologo e docente universitario, Massimiliano Colombi, il 6 aprile alle 18.30 nella sede dell’Associazione in piazza della Repubblica a Jesi, inaugurerà la rassegna con una riflessione di carattere sociologico e antropologico sul tema: «Comunità: tra archeologia e utopia». Vivere insieme e soprattutto ragionare in termini di bene comune è una situazione possibile nonostante le differenze culturali, talvolta anche profonde, che caratterizzano la nostra società? Lo è mai stato, oppure è ancora oggi solo una situazione ideale verso la quale tendere? Queste alcune delle domande che serviranno ad introdurci nel percorso della rassegna di quest’anno.


Gianni Giacomelli, priore dell’antico monastero di Fonte Avellana, il 7 aprile alle 21.15 presso la Biblioteca La Fornace di Moie, proporrà «Nomadi dell’amore di Dio: il cammino come identità», un percorso sul valore della convivenza tra persone con diverse fedi religiose.


Il terzo incontro della rassegna si terrà sabato 9 aprile alle 18 presso la sede dell’Azione Cattolica in piazza della Repubblica e sarà a cura di Selene Zorzi, docente all’Istituto Teologico Marchigiano, che ci guiderà in una riflessione sul tema «A immagine di quale Dio? Differenza sessuale e identità di genere», che vuole fornire il contributo dell’antropologia cristiana al dibattito sulla questione di genere.


Nel quarto appuntamento ascolteremo la testimonianza dello psicologo e scrittore Franco Vaccari (presidente dell’Associazione Rondine candidata al Nobel per la pace 2015) sull’esperienza che unisce giovani provenienti da diverse culture e da Paesi generalmente identificati dalla Storia come nemici e che arrivano nel borgo medievale di Rondine, in Toscana, per studiare e vivere insieme, con la speranza di diventare leader pacifici di domani. L’incontro dal tema «Nuove prospettive del vivere insieme. Dall'incontro con il nemico alla ricostruzione della fiducia» si terrà lunedì 11 aprile alle 18.30 presso l’Aula Magna della Fondazione Colocci in via Angeloni e vuole offrire uno sguardo positivo sulla multiculturalità e sulla possibilità di vivere insieme in pace.


Il quinto incontro, giovedì 14 aprile presso l’Ostello di Villa Borgognoni a partire dalle 19, vedrà lo scrittore e storico della cultura gastronomica e dell’arte conviviale Tommaso Lucchetti condurci in un viaggio tra «La madia e l'altare: percorsi materiali e spirituali di pane e mensa, tra storia, miti e riti». L’esperienza del cibo è senza dubbio un'esperienza identitaria: profumi, colori e sapori di quello che mangiamo sono sufficienti a identificare la provenienza di chi li prepara; il cibo è sintesi perfetta di natura e cultura.
La produzione del pane unisce le nazioni del Mediterraneo, confrontandole con un passato comune che resta ancora presente nella memoria e nell’attività quotidiana degli uomini e che nell’antichità ha permesso di distinguere “i barbari” dai civilizzati. I primi mangiavano poltiglia preparata grossolanamente a partire dai cereali selvatici, i secondi coltivavano il grano e sapevano fabbricare il pane. Le immagini del pane nel Mediterraneo, i racconti di coloro che, ancora oggi, perpetuano le tradizioni, l’osservanza dei costumi e anche il ruolo essenziale che il pane continua ad avere nella vita degli uomini, ci ricordano un Mediterraneo uno e plurale attraverso le sue identità culturali. La serata si concluderà con una cena a buffet a base di pani e companatici.


Il sesto e ultimo incontro sarà con il docente della Luiss Guido Carli di Roma e presidente della fondazione Lavoroperlapersona di Offida, Gabriele Gabrielli, il 15 aprile alle 18.30 presso la sala conferenze della fondazione Carisj di Palazzo Bisaccioni. La conversazione, dal titolo «Dai “fatti miei” ai “fatti nostri”. Per un diverso senso della leadership», proporrà una rilettura del ruolo del leader in ambito politico e lavorativo a partire dai valori del rispetto della persona nella sua integralità e unicità; della dignità del lavoro, espressione dell’uomo; della diversità come dono e fondamento di una società aperta, interculturale e accogliente; della imprenditorialità come espressione multiforme della creatività dell’uomo.
La rassegna, giunta alla sua 11° edizione, è aperta a tutta la cittadinanza. Si svolge in collaborazione con il settimanale diocesano Voce della Vallesina, con il patrocinio del comune di Jesi, dell’Assemblea Legislativa delle Marche e della Fondazione Lavoroperlapersona e con il sostegno della Fondazione Carifac.


Luca Gramaccioni
Presidente Azione Cattolica Jesi
 

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Pubblicata mercoledì 6 aprile 2016

Argomento: Azione Cattolica

Parole Chiave:primaverAC2016 , cultura , differenze , identita ,

 

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