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«Se abbiamo fatto crescere una fede incarnata…» «Se abbiamo fatto crescere una fede incarnata…»

Centocinquant’anni, un traguardo che l’Azione Cattolica si sta preparando a vivere. Sono in corso le assemblee per i rinnovi e i ricambi associativi per il triennio 20172019 e, nella diocesi di Jesi, l’assemblea diocesana elettiva sarà il 22 gennaio. Un percorso democratico, anche lungo, perché richiede il coinvolgimento di ogni gruppo parrocchiale, con elezioni e verbali, un tempo che potrebbe sembrare inutile ma che invece esprime il valore della democrazia associativa come strumento di libertà, di partecipazione e di corresponsabilità. Al presidente diocesano Luca Gramaccioni, in carica dal maggio 2014, chiediamo una panoramica di questo triennio che sta per concludersi.

 

 

Come si sta svolgendo questo percorso nella diocesi di Jesi e come è vissuto dagli aderenti?

Tutte le parrocchie hanno concluso le loro assemblee. Un mese di dicembre intenso che ha visto le diverse associazioni parrocchiali impegnate in un momento di revisione e di discernimento; un mese in cui abbiamo ringraziato tante persone che si sono impegnate nel triennio passato e che hanno deciso di fare un passo indietro o di impegnarsi in altro, un mese in cui altrettante persone hanno deciso di continuare o di iniziare un periodo di servizio all’associazione, alla vita delle persone che ne fanno parte e alla Chiesa. Ora il cammino continua a livello diocesano, un servizio altrettanto importante per far sì che le associazioni parrocchiali possano continuare a lavorare bene e che prova a dare uno sguardo sull’orizzonte della chiesa diocesana. Non è semplice, non sempre viene naturale, ma è l’essenza dell’Azione Cattolica e forse, al giorno d’oggi, il contributo più utile che possiamo dare.

 

Il presidente diocesano, dopo tre anni di servizio, quale bilancio può tracciare?

Come tutti i trienni le preoccupazioni dell’inizio si sono dissolte appena ci si è immersi nella realtà associativa e quei tre anni che sembravano un’eternità sono, in realtà, volati. Quando si tracciano i bilanci in genere si ragiona in termini di obiettivi raggiunti, di miglioramento o di peggioramento; non penso sia questo il senso dei bilanci in Azione Cattolica. L’impegno in un’associazione come la nostra non può essere misurato in termini di risultati numerici, si correrebbe il rischio di avere una visione distorta e senz’altro parziale.

 

Se è difficile tracciare un bilancio, si può parlare di fedeltà alla vocazione associativa e al proprio ruolo nella Chiesa?

Se in ogni cosa pensata e realizzata abbiamo tenuto bene in mente le persone, se abbiamo ragionato in termini di Chiesa e non solamente di associazione, se siamo stati in grado di far crescere negli uomini, nelle donne, nei giovani e nei ragazzi dei nostri gruppi una fede incarnata che cambia la vita, se ci siamo sforzati di cercare sempre ciò che unisce facendoci promotori di alleanze. Credo che queste siano le direzioni in cui si è provato a lavorare; molto c’è ancora da fare ma la storia dell’AC, con i suoi quasi 150 anni, ci insegna che questo non è mai stato un problema!

 

La PrimaverAc, rassegna proposta alla cittadinanza, continua da più di dieci anni con una partecipazione e un coinvolgimento sempre maggiori: quale il segreto di questo risultato?

La continuità della proposta passata di mano in mano tra consigli e presidenze e che ha radici nella storia della nostra associazione diocesana è sicuramente un valore aggiunto. Inoltre la ricerca delle collaborazioni, come quella con il settimanale diocesano di questi ultimi anni, ha permesso di diversificare ulteriormente l’iniziativa e consolidato la struttura della manifestazione. Anche le tematiche affrontate, vicine alle sensibilità dell’uomo inserito nel tempo presente, provano a dare chiavi di lettura per interpretare la realtà che ci circonda senza la pretesa di fornire risposte lasciando così la possibilità di partecipare a chi si sente in ricerca.

 

L’Azione Cattolica, per chi non è associato, è spesso sinonimo di incontri per i bambini e per i ragazzi il sabato pomeriggio, magari per il gioco e di campi estivi… La scelta dell’Acr che non è un vero e proprio settore dell’associazione ma un’articolazione dell’associazione che traduce la sua attenzione verso i ragazzi dai 4 ai 14 anni è stata una scelta profetica che l’associazione ha fatto a cavallo del 1970; rendere i ragazzi protagonisti del loro cammino di fede facendo sperimentare attraverso il gruppo, la vita associativa

e la cura di educatori vicini a loro anche per età è senza dubbio la cosa che rende visibile l’AC nelle molte parrocchie dove opera. Non sempre siamo in grado di spiegare bene quanto c’è dietro questo servizio prezioso, ma è sicuramente qualcosa di cui andare fieri.

Oltre a questo c’è molto altro, non sempre attività così visibili, ma non è questo lo scopo di un servizio.

La continuità della proposta a giovanissimi e giovani cercando di far sperimentare loro e di far conoscer persone che testimoniano una fede che cambia la vita, il tentativo di continuare a coinvolgere gli adulti nella proposta dell’associazione all’insegna di una fede da vivere in maniera comunitaria, la presenza di tanti nostri aderenti o simpatizzanti in altre associazioni e istituzioni senza l’insegna dell’Aci da sventolare ma con uno stile e un modo di lavorare e rapportarsi con le persone che sono il segno distintivo di un’associazione di laici abituati a vivere la dimensione associativa.

 

Una lunga storia associativa in Italia e nella diocesi di Jesi, tante storie di uomini e donne cresciuti nell’AC che ha saputo attraversare le diverse fasi storiche, anche con fatica, ma cercando sempre di indicare la strada del bene comune. Quali iniziative si stanno pensando, non solo per ricordare ma anche per dare speranza?

In questo anno di inizio dei festeggiamenti per i 150 anni dell’Ac stanno prendendo il via diverse iniziative per recuperare la memoria dell’associazione locale: un libro che racconti un po’ la storia dell’Ac a Jesi, una mostra fotografica e altre che si stanno pensando; a breve avremo modo di presentarle a tutta la comunità.

Recuperare la memoria dell’associazione e di quanto fatto dai suoi aderenti nelle diverse epoche storiche ci aiuta a poter leggere in profondità il tempo presente e a guardare con speranza al futuro.

Per il resto stiamo provando a dare continuità anche in questo anno così intenso e pieno alle iniziative che ormai caratterizzano la proposta della nostra associazione per la diocesi: I Passi dell’Avvento (che sono appena terminati), gli Esercizi Spirituali (nel week end del 10-12 marzo) e la PrimaverAC (fine marzo – inizio di aprile)

 

Lo stile e le provocazioni di Papa Francesco in che modo sono ripresi dall’Azione Cattolica?

L’Azione Cattolica è un’associazione di laici che opera, per scelta precisa, all’interno della Chiesa, della sua bellezza e delle sue contraddizioni. Il prof. Francesco Giacchetta all’assemblea diocesana dello scorso settembre evidenziava come la caratteristica principale del magistero di Papa Francesco sia la fiducia nel nostro discernimento e delle nostre capacità di leggere la realtà, di coglierne i segni e di abitarla. Tutto questo ci consegna, come cristiani e come associati, una responsabilità ancora maggiore che ci chiede entusiasmo e voglia di fare. “L’Azione Cattolica Italiana è un’Associazione di laici che si impegnano liberamente, in forma comunitaria e organica e in diretta collaborazione con la Gerarchia, per la realizzazione del fine generale apostolico della Chiesa”: è il primo articolo del nostro statuto che ogni giorno cerchiamo di vivere in sintonia con la gerarchia che le parole e i gesti di Papa Francesco ci fanno sentire più umana e vicina.

 

 

da Voce della Vallesina - 22 gennaio 2017

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Informazioni sulla notizia

Pubblicata domenica 5 febbraio 2017

Argomento: Azione Cattolica

Parole Chiave:intervista , presidente , assemblea ,

 

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