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«Il tempo dedicato si moltiplica» «Il tempo dedicato si moltiplica»

«Il bello di un servizio in Azione Cattolica è impegnarsi e dare la disponibilità per le altre persone. Il primo passo è buttarsi. Sono contento di averlo fatto e ripeterei quella scelta perché è stata un’esperienza bella». Con queste semplici parole ma molto sentite, il presidente diocesano uscente, Luca Gramaccioni ha tracciato un bilancio dei suoi tre anni a capo dell’associazione. Nel suo percorso è partito dall’immagine del seminatore “sciupone” che ha fiducia nel futuro e ha dedicato la prima parte a raccontare il bello del servizio che ho svolto e a sottolineare alcuni aspetti dai quali prendere carica ed entusiasmo.
 
«Coi tempi odierni appare come una figura anacronistica – ha spiegato. – Chi si impegna in qualsiasi campo che non produca qualcosa di concreto e spendibile si sente in qualche modo in dovere di giustificarsi, di spiegare perché si sta dedicando a questo piuttosto che a se stesso e alle proprie cose». La carica di presidente diocesano, che inizialmente poteva spaventare, è risultata meno complicata grazie al sostegno delle tante persone incontrate in questo triennio nei vari eventi. «È importantissima la fiducia delle persone che fanno parte dell’associazione – ha raccontato Luca. – Gli incontri nazionali hanno reso l’esperienza di servizio piena: sono stati preziosi momenti di servizio ma utili anche per ricaricarsi, ripartire e condividere questa avventura. Il tempo dedicato all’Ac è stato tempo moltiplicato per la vita delle persone che fanno parte dell’associazione e non tempo sottratto a qualcosa o a qualcuno. Le riunioni sono state momenti di confronto e scontro, un luogo di democrazia, uno stile di lavorare che può essere utile anche al di fuori dell’associazione: lì si lavora per il bene della comunità e non del singolo».
 
Non è mancato nel suo intervento il richiamo a Papa Francesco. «L’impegno dei laici nella Chiesa deve essere forte –ha proseguito il presidente. – L’entusiasmo e la vitalità delle persone che si spendono per aiutare gli altri a crescere è un capitale enorme a cui guardare nei momenti di difficoltà per riprendere slancio. Bisogna studiare e informarsi, questo richiede tempo ed energie ma fa crescere ed è di aiuto al servizio in Ac. Nel corso del triennio si sono create tante relazioni: sono il compenso per il servizio fatto. Da qui si può trarre energia per ripartire».
 
Non sono mancati i ringraziamenti a coloro che lo hanno affiancato in questi tre anni. Nel suo intervento il presidente ha gettato anche uno sguardo al futuro suo e dell’associazione, sottolineando le difficoltà e le potenzialità. «Arrivo alla fine di questo triennio felice – ha detto. – Rinnovo la mia disponibilità per il servizio nel prossimo triennio ma questa non deve essere una scelta automatica: non è nello stile dell’Ac. I nuovi consiglieri valuteranno le disponibilità, mia e di altri». Gramaccioni si è soffermato su alcuni aspetti associativi come la difficoltà a esprimere figure di responsabilità, a uscire dall’ambito ecclesiale, a coinvolgere il mondo adulto poiché meno del dieci per cento degli aderenti sono Adulti tra i 35 e 45 anni che possono essere punti di riferimento per i giovani».
 
Gramaccioni lascia anche un’Azione Cattolica forte in diversi punti: «C’è un’attenzione alla Chiesa diocesana alla quale offriamo le nostre caratteristiche e questo ci aiuta ad avere persone abituate a lavorare pensando più alla comunità che al singolo. Il Settore Giovani è quasi il cinquanta per cento dell’associazione: è il nostro serbatoio prezioso che dobbiamo stare attenti a valorizzare e a non schiacciare. Il futuro di un’associazione come la nostra passa dai giovani e soprattutto dall’idea che si ha dei giovani che non vanno visti come un vaso da riempire, ma come vaso pieno di cose da tirare fuori e valorizzare. Nella ricerca di una vita piena nascono nuove realtà e il desiderio di impegnarsi in altre realtà; questo non è una perdita di aderenti o una fuga dall’Ac ma una buona semina, lievito buono nella comunità ».
 
Quello che il consiglio diocesano uscente lascia in eredità al nuovo è anche il documento triennale, approvato al termine dell’assemblea. «Abbiamo iniziato a lavorarci nella scorsa estate – ha raccontato il presidente uscente. – Preparare questa traccia è segno di continuità con chi verrà. Il suo scopo è avviare processi per chi subentra, che lo renda protagonista; è l’espressione dell’associazione ed è responsabilità di tutti che venga utilizzato. Non c’è pretesa di fare un documento triennale esaustivo ma che sia di aiuto».
 

Giuseppe Papadia

 

da Voce della Vallesina (29 gennaio 2017)

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Pubblicata domenica 5 febbraio 2017

Argomento: Azione Cattolica

Parole Chiave:assemblea , presidente , riflessione , intervento ,

 

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